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My research develops in the analysis and comparison of two opposites: that which belongs to the world of ‘roots’, of the myth and the archetype on one side, and on the other side, the phenomena of the superstructure of the modern era.
Materials for my investigation are the signs which man 300-070 dumps leaves on the landscape and over time, such as architecture, the instruments of work, objects which express man’s relationship with the time in which he lives, in the civilization of the past and that of today; but also classic literature, the myth, the philosophy, which construct the story in which to re-contextualize the elements. When they belong to different eras, I often enjoy overlapping them, removing them from their context and playing one against the other, like pieces of flint, to smash that which refuses access to their vital core, and activate their symbolic force. Photography helps me in reconnecting physical reality with metaphysical spaces which interweave with the deepest places of human identity, where silence, more than any description, is the path which brings us closer to touching that which surrounds us. In this ‘merging space’, where the past and present overlap, there also occurs the possibility of constructing a channel between the two temporalities, between the space where the roots embed, and the rush of the contemporary world, so that one may nourish the other, so that it is possible to more knowingly observe what shapes current behaviours, and in which direction.

La mia ricerca si sviluppa nell’analisi e nel confronto di due poli: ciò che appartiene al mondo delle ‘radici’, del mito e dell’archetipo da una parte, e i fenomeni delle sovrastrutture dell’epoca contemporanea dall’altra. Materiali per la mia indagine sono i segni che l’uomo lascia nel territorio e nel tempo, come l’architettura, gli strumenti di lavoro, gli oggetti attraverso cui si esprime il rapporto con il tempo in cui vive, nella civiltà del passato e in quella di oggi; ma anche la letteratura classica, il mito, la filosofia, che costituiscono le trame in cui ricontestualizzare gli elementi. Spesso questi, quando appartenenti a temporalità diverse, mi piace sovrapporli, spostarli dal loro contesto e giocarli l’uno contro l’altro, come pietre focaie, per rompere ciò che blocca l’accesso al loro nucleo vitale e attivarne la forza simbolica.
La fotografia mi aiuta a riallacciare la realtà fisica a spazi metafisici che si mescolano con i luoghi più profondi dell’identità umana, dove il silenzio, più di ogni descrizione, è la via per avvicinarci a toccare ciò che ci circonda. In questo ‘spazio fusionale’, in cui passato e presente si sovrappongono, si apre anche la possibilità di costruire un canale tra le due temporalità, tra lo spazio dove affondano le radici e lo slancio del mondo contemporaneo, affinché l’uno possa nutrire l’altro, affinché si possa osservare con più consapevolezza cosa muove i comportamenti contemporanei, 300-070 e verso quale direzione.